Perché non siamo in libreria
(né “su tutte le principali piattaforme”)

È di oggi l’ennesima telefonata di un operatore che voleva proporre a Possibilia un accordo per distribuire i nostri libri in libreria e “su tutte le principali piattaforme”. Ho ascoltato brevemente la sua offerta e ho rapidamente declinato. È sembrato molto stupito che non volessimo che i nostri volumi fossero reperibili in un circuito che desse loro visibilità nelle vetrine dei negozi e sui massimi siti web che vendono prodotti editoriali.
Gli ho spiegato che Possibilia ha scelto una logica di indipendenza totale, che significa anche indipendenza dai rivenditori. I nostri volumi si acquistano sul nostro ecommerce, www.possibiliaeditore.eu, e in qualche raro esercizio commerciale che aderisce alle nostre bizzarre politiche.
Tutto questo merita una spiegazione.

Essere indipendenti significa basare il proprio bilancio sulle proprie forze. Niente sponsor, niente pubblicità, niente sovvenzioni, niente accordi commerciali più o meno espliciti. Questo significa niente compromessi, ovvero la possibilità: 1) di scegliere liberamente di che temi trattare; 2) di parlarne senza condizionamenti e senza debiti con nessuno. Sembra poco, sembra scontato, ma non lo è.
Nel nostro caso significa anche tirature molto limitate, per via di una logistica “artigianale”, di finanze fragili e di una capacità di vendita assai ridotta. In compenso, ciò che incassiamo serve a retribuire: il tipografo, gli autori, i revisori, i correttori, i grafici, i fotografi, gli illustratori, l’editore. Serve anche a reinvestire nei futuri progetti editoriali. E ovviamente a pagare le imposte.

Se entrassimo in un circuito di distribuzione, almeno la metà del prezzo di copertina sarebbe assorbito dal distributore e dal libraio. Figure, sia chiaro, contro le quali non abbiamo assolutamente nulla; anzi, speriamo di cuore che le librerie, specie quelle indipendenti come noi, resistano a lungo!
Quanto alle “principali piattaforme”, hanno asset d’impresa tali che consentono loro ottimizzare i margini e di praticare prezzi scontati, addirittura più bassi di quelli di copertina, facendo di fatto una concorrenza imbattibile.
Questo meccanismo prevede che i libri siano forniti in conto vendita e pagati solo mesi dopo la loro spedizione. L’invenduto viene reso più tardi, toccando ferro perché sia stato trattato bene e sia dunque ancora vendibile. Vi immaginate se questo sistema fosse applicato al tonno in scatola o alle scarpe?

Quindi no, noi non vogliamo né possiamo entrare in questo tipo di circuito. Vogliamo difendere la nostra indipendenza. E quel poco di redditività che ci permette di andare avanti con dignità.
Lo sappiamo che alle/ai clienti costa di più, ma è uno sforzo che ci consente di lavorare con orgoglio, rigore e passione. E di offrirvi, lo speriamo, dei buoni prodotti. •

Samuel Cogliati Gorlier, settembre 2025

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