Milano colpisce ancora a tavola

di Samuel Cogliati Gorlier • 

È andata così. Prenoto per due in una storica trattoria milanese, dove volevo andare da anni, a séguito di varie segnalazioni fidate.

Arriviamo davanti al locale. Il nome corrisponde ma il design di insegna e interno non tornano. Appaiono come un ristorante modaiolo, ambizioso e, al contempo, identico a tanti altri che pullulano nella grande metropoli lombarda. Provo a indagare online. Le informazioni che reperisco parlano di un recente restyling di arredamento, ma confermano che la gestione e la cucina non sono cambiate. Un po’ scettici, decidiamo di accomodarci.

Ci sediamo, consultiamo il menù. Vari piatti interessanti. A essere cambiati, però, sono sicuramente i prezzi, allineati ai listini meneghini. 
Alla fine ordiniamo un primo, un secondo, un calice di vino, del formaggio, un amaro.

Tutto bene. Cucina ottima, porzioni giuste, servizio abbastanza accurato. Conto prevedibile, alto ma non scandaloso.

Morale: Milano ha guadagnato un ennesimo buon ristorante di cui non si sentiva la mancanza, dal look totalmente anonimo e tristarello, con personale un po’ impacciato per lo standing; Milano ha perso una rara e preziosa trattoria di sostanza senza fronzoli, ricca di storia e vissuto, dove pranzare e cenare spendendo il giusto. •

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