D’estate fa caldo
di Samuel Cogliati Gorlier •
«D’estate fa caldo, d’inverno fa freddo». Si sentono ancora quotidianamente delle sciocchezze del genere, per cercare di minimizzare, se non negare, lo spaventoso aumento delle temperature. Ovviamente in mala fede, ovviamente a protezione di interessi di parte politica e di lobby economica.
Non è così. Tutti i dati, tutti gli scienziati, sono concordi e allarmati: il surriscaldamento globale del pianeta è di origine umana quasi al 100% e sta crescendo a un ritmo insostenibile, esponenziale, peggiore di qualunque previsione. Sul breve termine non possiamo più invertire la rotta, ma sul medio termine dobbiamo intervenire per limitare i danni, che presto non saranno più gestibili con l’adattamento.
Il caldo di questi giorni (e quello del mese prossimo, e dell’anno prossimo, ecc.) è causato, ad esempio, da:
✈️ tutti gli aerei che prendiamo invece di prendere il treno
🥩 tutta la carne in eccesso che mangiamo, invece dei legumi e di altre proteine vegetali
🚗 tutte le volte che, per fare qualche centinaio di metri o pochi chilometri, scegliamo l’auto anziché la bici, i mezzi pubblici o le nostre gambe
📱ogni telefono cellulare o pc cambiato per sfizio, mentre quello vecchio è ancora funzionante
🛫 ogni weekend a Ibiza o a Parigi, anziché al lago dietro casa
❄️ ogni volta che abbiamo acceso l’aria condizionata ad aprile o ottobre, quando basta aprire un finestrino o una finestra
👕 ogni inverno trascorso in maglietta in casa, a 24 °C
💻 ogni domanda superflua che abbiamo fatto all’intelligenza artificiale
👠 ogni scarpa, borsa o vestito nuovo di cui non avevamo bisogno
🥡 quel foglio di alluminio steso sopra un piatto, invece di usare un tupperware
🧑💻 quell’acquisto fatto online su una piattaforma cinese o americana, anziché al negozio sotto casa
Eccetera, eccetera. eccetera.
Quindi no, non è fatalità. «Tanto non posso farci niente» non vale. È comprensibile che tutto questo ci indispettisca, perché intacca il confort di vita cui siamo abituati da oltre mezzo secolo. Il problema è che la causa è il nostro confort di vita.
Possiamo, dobbiamo farci qualcosa e pretendere che i decisori politici e gli attori economici facciano la loro parte. Altrimenti non lamentiamoci della catastrofe. Perché la catastrofe siamo noi. •
