LeRouge&leBlanc – La quarta antologia

18,00

A cura di Samuel Cogliati
con la collaborazione di Giorgio Fogliani

Quarto volume della collezione italiana della più autorevole rivista indipendente di vino francese. In questo tomo: il pinot noir d’Alsazia e tanta Borgogna. 

Descrizione

di AA.VV.

A cura di Samuel Cogliati
con la collaborazione di Giorgio Fogliani

Il “Grande Nord” francese è al centro di questa Quarta antologia del Rouge&leBlanc. Alsazia e Borgogna fanno la parte del leone in questo volume, accomunate dalla latitudine settentrionale e insolitamente legate dal vitigno rosso più desiderato al mondo: il pinot nero. La monografia più importante di questo quinto tomo (preceduto da tre “ordinali” più un “fuori serie”) della saga italiana della più autorevole rivista indipendente di vino d’Oltralpe è dedicata al pinot noir in Alsazia: una folgorante scoperta. Poi, a tenere uniti il territorio alsaziano e quello borgognone s’impone una coppia d’eccellenza: Sylvie Spielmann e Jean-Claude Rateau, cultori rispettivamente dei terroir di Bergheim e di Beaune.
Una volta tornati in Borgogna con Rateau, rimaniamo in Côte d’Or, alla scoperta delle vigne e dei vini di Claire Naudin, interprete d’eccezione delle Hautes-Côtes. Infine una puntigliosa indagine stilistica sul Grand cru Ruchottes-Chambertin, attraverso la “mano vinicola” di Philippe Pacalet, Christophe Roumier, Eric Rousseau e delle sorelle Mugneret.
Un po’ di sole del Midi conclude il volume: Pierre Bénetière nella Côte-Rôtie e il Domaine Les Aurelles nel Languedoc sono piacevolissime rivelazioni.
La Quarta è un’antologia tematicamente più orchestrata di altre, ma non perdiamo il gusto per un’appassionante varietà geografica e ampelografica, che permette di ricordare sempre che il vino supera di gran lunga gli schemi semplicistici e legati solo ai nomi più celebrati. Una delle forze della linea editoriale del Rouge&leBlanc.


In questa antologia

• Alsace Pinot noir: la sorprendente scoperta dell’unico rosso regionale
• Alsazia: Sylvie Spielmann e il terroir gessoso di Bergheim
• Borgogna: Jean-Claude Rateau, 35 anni di biodinamica a Beaune
• Borgogna: Claire Naudin e la florealità delle Hautes-Côtes
• Borgogna: Ruchottes-Chambertin Grand cru, mettere alla prova il campanilismo
• Midi: Rodano, Côte-Rôtie: l’eccezione di Pierre Bénetière
• Midi: Languedoc: l’entusiasmante Domaine Les Aurelles


 

Scheda tecnica

• Formato A4 (21 x 29,4 cm) – copertina in cartoncino patinato opaco
• ISBN: 978-88-98753-05-5
• 80 pagine illustrate con fotografie e mappe geografiche
• Traduzione dal francese di Samuel Cogliati e Giorgio Fogliani
• 7 articoli su altrettante zone o aziende importanti del panorama vinicolo francese, con le rispettive degustazioni del comitato di degustazione + altri contenuti
• Una selezione accurata e coerente delle pubblicazioni più interessanti degli ultimi numeri
• Inedito in Italia (prima edizione italiana Possibilia Editore febbraio 2015)
• Gli autori: la redazione della rivista, diretta da Paul Hayat e coordinata da François Morel


Editoriale di servizio

“Là dove volano le cicogne. E il pinot noir.”
È il nord, il Grande nord che strega gli amanti dei vini tesi e fini del Settentrione francese, a fare la parte del leone di questa Quarta antologia della più autorevole e stimata rivista vinicola indipendente d’Oltralpe. Per tutti noi, questi territori rimano spesso con vitigni dalla ricca dotazione aromatica, primo tra di essi – in materia di vini rossi – il pinot noir, la cultivar che forse più di tutte fa sognare i degustatori ossessionati dalla raffinatezza e dalla complessità. Per questo motivo, al centro di questo nuovo volume italiano del Rouge&leBlanc troverete due regioni forse inarrivabili per originalità espressiva: l’Alsazia e la Borgogna.
Il pinot noir d’Alsace. Chi pensa al pinot noir pensa automaticamente alla Côte d’Or. Invece, a sorpresa – e che sorpresa! – i colleghi e amici della redazione del Rouge&leBlanc hanno scelto di affrontare le poco conosciute declinazioni alsaziane del nobile vitigno. Poco note e, a torto, poco considerate. Uno dei risultati più clamorosi dell’indagine guidata da Jean-Marc Gatteron e Paul Hayat è infatti la scoperta della qualità dei rossi d’Alsazia, esplicitamente paragonabili per livello qualitativo (anche se non per personalità) ai ben più celebri cugini borgognoni. Una delle chiavi di quest’ampia ricognizione in territorio renano, a mio avviso, risiede in quest’affermazione degli autori: «A titolo indicativo, tre borgogna, tra l’altro di buona reputazione, inseriti come vini “pirata” durante alcune sedute di degustazione, non sono stati riconosciuti, né è emersa alcuna superiorità qualitativa significativa». A voi il compito di scoprire il resto.
Sylvie Spielmann a Bergheim. Restiamo in Alsazia con la prima monografia dedicata alla coppia Sylvie Spielmann–Jean-Claude Rateau. «Compagni nella vita come nel lavoro in vigna – scrivono gli amici e colleghi delRouge&leBlanc –, Jean-Claude Rateau e Sylvie Spielmann sono accomunati da una stessa passione: il loro terroir». Con il lavoro di Sylvie sul suo cru gessoso di Bergheim affrontiamo soprattutto vini bianchi, tra cui crémant, Grand cru (Kanzlerberg e Altenberg) e una stimolante cuvée frutto di diverse varietà di pinot coltivate in promiscuità.
Jean-Claude Rateau a Beaune. Curiosamente, anche il lavoro di Jean-Claude Rateau – tra i precursori della biodinamica in Borgogna – è in buona parte concentrato sui vini bianchi, pur in una Aoc che predilige la produzione di rossi da pinot noir. Assieme a Sonia Lopez Calleja ripercorriamo le tappe del percorso “alternativo” di Rateau, in una regione piuttosto ortodossa, soprattutto in quegli anni Settanta/Ottanta in cui Jean-Claude iniziò il suo lavoro. Carrellata tra i climat village e Premier cru di uno degli interpreti più interessanti del territorio di Beaune.
Claire Naudin e le “Alte Coste”. Le Hautes-Côtes de Nuits e de Beaune sono probabilmente il territorio meno considerato di tutta la Borgogna viticola. Ancora una volta a torto, visto che l’articolo di Paul Hayat – grande appassionato di rossi borgognoni – permette di scoprire un territorio e una sua interprete, Claire Naudin, capaci di fare emergere tutto il potenziale dei declivi più occidentali ed elevati della Côte d’Or. Il racconto di Paul ha altresì il merito di valorizzare non solo i vini ma anche la sensibile personalità di questa vignaiola di talento e coraggio.
Ruchottes-Chambertin e l’istigazione di Henri Jayer. Paul Hayat e Jean-Louis Subtil trovano nelle parole del compianto Henri Jayer il movente per indagare la personalità di questo Grand cru di Gevrey nel solco di un interrogativo: primeggia la firma del terroir o l’interpretazione del vignaiolo? Indagine e tentativo di risposta, attraverso la mano (e i vini) di Philippe Pacalet, Christophe Roumier, Eric Rousseau e delle sorelle Mugneret.
“Sconfinamento” al Sud. Per chiudere questo volume serviva una boccata d’aria meridionale. Ci accompagnano in un questo “sconfinamento” Philippe Barret e Jean-Marc Gatteron, ciascuno con un incontro sorprendente. Barret racconta una lunga degustazione dei vini di Pierre Bénetière, vignaiolo fuori dagli schemi più conservativi della Côte-Rôtie (Rodano settentrionale); Gatteron ci guida alla scoperta degli entusiasmanti vini di Caroline e Basile Saint-Germain, nella poco valorizzata area del Languedoc. Due ritratti appassionati e due ottimi indirizzi.

Il curatore

Informazioni aggiuntive

Peso 0.4 kg
Dimensioni 29.4 x 21 x 0.7 cm

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