LeRouge&leBlanc – La prima antologia

10,99

di AA.VV. 

Il primo episodio della saga italiana della più autorevole rivista indipendente francese di vino, dal 1983 senza pubblicità. 

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Descrizione

 

di AA.VV. 

Dall’autunno 1983 la squadra della rivista LeRouge&leBlanc scandaglia ogni trimestre le regioni viticole francesi – ma anche di altri Paesi – con la volontà di vedere i vignaioli all’opera nelle loro aziende, di comprenderli, di avvicinare i terroir e sviscerare le denominazioni d’origine. In piena indipendenza, senza compiacenze ingiustificabili né acredini ingiustificate.
All’interno delle appellation, le pratiche agronomiche ed enologiche imperanti negano l’idea stessa di origine e di terroir; una negazione troppo radicata perché un contenuto reale possa resistere. Svuotate del loro valore, queste denominazioni d’origine faticano sempre più a stare sul mercato. I vignaioli che, ovunque, lavorano davvero per comprendere e far esprimere la reale ricchezza del territorio – anziché costringerlo a fare ciò che si vorrebbe fargli fare – sono accusati di non rispettare una “tipicità” inventata dai bisogni delle strategie commerciali! A tal punto – scandaloso, diciamolo chiaro e forte! – che alcuni di loro attraversano gravi difficoltà. Eppure sono loro che rispondono all’idea primigenia e fondamentale delle nozioni “controllate” di denominazionee di origine, nate all’alba della ricostruzione post-fillosserica. Sono loro, solo loro, che danno credibilità alla loro denominazione d’origine.

In questa antologia:
• uno sguardo inedito sugli champagne dei vignaioli dell’Aube
• una ricerca metodica sui terroir di un vino mitico: l’Hermitage
• nuova luce sul Beaujolais attraverso il suo cru più nobile: Morgon
• la scoperta dei bordeaux “minori” più autentici: i piccoli châteaux del Médoc
• il terroir del Monte Bianco; omaggio a Marcel Lapierre; Jean Foillard…


Prefazione del caporedattore

LeRouge&leBlanc, una rivista libera e indipendente, senza pubblicità né sponsor
Dall’autunno del 1983, la squadra della rivista LeRouge&leBlanc scandaglia ogni trimestre le regioni viticole francesi – ma anche di altri Paesi – con la volontà di vedere i vignaioli all’opera nelle loro aziende, di comprenderli, di avvicinare i terroir e sviscerare le denominazioni d’origine. Insomma: di essere quanto più vicini possibile al vino, con la più calibrata miscela possibile di passione nell’approccio e di spirito critico nell’analisi, in piena indipendenza, senza compiacenze ingiustificabili né acredini ingiustificate.
Da 28 anni, la nostra scommessa è far vivere una rivista di amanti del vino senza pubblicità né altri finanziamenti, ma con il solo sostegno degli abbonati. Quel che poteva sembrare una debolezza – i nostri mezzi esigui – si è confermato come una forza rara: libertà e credibilità, ingredienti poco comuni nella stampa di oggi…
Ciò che, quasi trent’anni fa, giustificò la creazione di LeRouge&leBlanc – adoperarsi in difesa dei vini di terroir, minacciati da pratiche mortifere – giustifica oggi più che mai il proseguimento del nostro lavoro. Più che mai, perché le minacce si sono ingrandite e moltiplicate. Ma anche perché, di fronte a questo pericolo, i vignaioli – una parte di loro, in particolar modo una frangia appassionata e appassionante della nuova generazione – si sono rifiutati di piegarsi e di cedere. La nostra testata si schiera in modo risoluto tra i loro sostenitori, seguendo con attenzione il loro lavoro e la loro produzione. LeRouge&leBlanc ritiene di avere ancora a lungo un ruolo da svolgere tra motivi di pessimismo (ce ne sono troppi) e motivi di ottimismo (non ne mancano).
Poche risorse e un progetto forte
LeRouge&leBlanc è nato da un desiderio collettivo di parlare di vino in modo libero. Ovvero senza che nessuna pressione ci impedisca di dire ciò che pensiamo e di pensare ciò che diciamo. All’interno delle appellation, le pratiche agronomiche ed enologiche imperanti negano l’idea stessa di origine e di terroir; una negazione troppo radicata perché un contenuto reale possa resistere. Svuotate del loro valore, queste denominazioni d’origine faticano sempre più a stare sul mercato. I vignaioli che, ovunque, lavorano davvero per comprendere e far esprimere la reale ricchezza del territorio – anziché costringerlo a fare ciò che si vorrebbe fargli fare – sono accusati di non rispettare una “tipicità” inventata dai bisogni delle strategie commerciali! A tal punto – scandaloso, diciamolo chiaro e forte! – che alcuni di loro attraversano gravi difficoltà. Eppure sono loro che rispondono all’idea primigenia e fondamentale dei pionieri delle nozioni “controllate” di denominazione e di origine, nate all’alba della ricostruzione post-fillosserica. Sono loro, quelli che rifiutano di vendemmiare meccanicamente vigneti con alte rese e diserbati con prodotti chimici, di usare per i loro mosti lieviti e batteri “selezionati”, di arricchire con lo zuccheraggio, di usare l’osmosi inversa, di termovinificare, di acidificare e utilizzare enzimi, ecc… Sono loro, solo loro, che danno credibilità alla loro denominazione d’origine.
Sono questi vignaioli che difendiamo, perché sono i loro vini che ci piace bere, anche se sfuggono alle regole di coloro che fanno il mercato. E sono tutti gli altri, incoscienti o pusillanimi, veri e propri affiliati di denominazioni-franchising, che le degustazioni per la concessione delle Aoc dovrebbero mettere in discussione!
Per portare avanti il suo progetto, LeRouge&leBlanc prosegue nel suo lavoro di analisi delle denominazioni, di studio delle aziende agricole, di degustazione, d’incontro con i produttori. Diffondendo il frutto di questo lavoro, la nostra rivista riscontra un’eco sempre più vasta nel mondo degli appassionati del vino, degli amatori e dei professionisti. Un’eco che supera le frontiere, perché la vita della vite e del vino è in gioco su più scale: i villaggi, le regioni, le nazioni, i continenti…
François Morel