Editoriali

Perché facciamo ciò che facciamo (e lo facciamo così)

In un’epoca pirotecnica riguardo a tutto ciò che ruota attorno al vino, le scelte etiche e metodologiche di Possibilia possono sembrare fuori dal tempo (e fuori dai giochi). Allora perché facciamo ciò che facciamo? Perché lo facciamo proprio così?

I libri
Il fulcro del nostro lavoro è immaginare, creare e distribuire direttamente libri. In particolare sul vino. I nostri libri sono saggi divulgativi: indagano, analizzano, raccontano. Quando ci sembra opportuno, prendiamo posizione, ma osservando equidistanza dall’oggetto della nostra analisi e premurandoci di non farci condizionare da simpatie o preconcetti.
Non realizziamo guide, non diamo voti: non crediamo ai giudizi categorici né tanto meno alla loro perentorietà aritmetica, che distorce, semplifica, genera graduatorie. Le classifiche mettono in ombra coloro che sono esclusi dalle prime posizioni, magari solo per circostanze fortuite (la degustazione ne è disseminata).
Cerchiamo di dedicare attenzione anche ai territori meno celebrati (ad esempio, negli ultimi tempi, il Muscadet o Cirò). Occuparci di realtà i cui vini sono sottovalutati permette di riequilibrare gerarchie autoreferenziali da decenni o secoli, distorcendo la realtà dei fatti.
Al di fuori dal vino, ci mettiamo occasionalmente alla prova anche su altri temi (la musica, lo sport), perché l’iper-specializzazione – che pure funziona, in questi tempi efficientistici – è a mio avviso l’inizio di una necrosi culturale.

Gli eventi
Creiamo momenti di condivisione, spesso assieme a dei partner, attorno ai nostri libri (presentazioni, seminari, dibattiti, ecc). L’abbinamento con una degustazione viene quasi da sé. In questo caso, tendiamo a delegare la scelta dei vini ai nostri interlocutori (enoteche, locali, associazioni). Preferiamo infatti evitare che si crei un legame diretto tra il libro – oggetto culturale che deve restare intellettualmente indipendente dall’oggetto che investiga – e le bottiglie proposte in assaggio. La nostra attività intellettuale/editoriale non può avere alcuna funzione promozionale né vogliamo che si possa sospettare di una qualsivoglia interessenza commerciale. Tale neutralità mi sembra il doveroso posizionamento naturale di un editore.

La didattica
Seguiamo princìpi analoghi nella nostra attività di divulgazione culturale e didattica. Scegliamo liberamente e acquistiamo i vini che proponiamo in degustazione, focalizzando le nostre attività su territori, concetti, fenomeni, vitigni… Salvo rarissime eccezioni ben documentate – di solito delle degustazioni verticali, interessanti in quanto tali –, preferiamo evitare eventi dedicati a singole aziende. Non perché il lavoro dei vignaioli non meriti degna considerazione, ma ancora una volta per allontanare i rischi di conflitto d’interessi. In un’epoca in cui la linea di demarcazione tra “master class” didattico e marketing aziendale si fa sempre più labile, opaca e fragile, mi pare auspicabile un atteggiamento imparziale.
Assieme al rifiuto di pubblicità e sponsorizzazioni – facemmo una sola eccezione nel 2011 per un libro di rugby, Il popolo ovale – e di finanziamenti o interessi economici estranei alla pura imprenditoria editoriale, questi sono i capisaldi che ho inteso dare a Possibilia, a difesa di un’indipendenza che non sia un vuoto argomento d’immagine.

Rimane una nostra ultima attività collaterale: la consulenza per commercianti di vino. Si crea qui un teorico conflitto di interessi, tanto inevitabile quanto indiretto: sarebbe lecito sospettare che nei libri e nei corsi favorissimo i vini venduti dai nostri clienti. In realtà le consulenze restano per noi un’attività marginale; è dunque semmai il cliente a correre il rischio di una recensione non entusiastica. Ma, soprattutto, abbiamo scelto un approccio “britannico” per dirimere la questione: dichiariamo esplicitamente nero su bianco questi casi, dimodoché il lettore sia avvertito e possa farsi una libera opinione.

Finora questo metodo ha dato i suoi frutti. È importante sottolineare che, se continuerà a farlo, sarà solo grazie ai lettori. Può sembrare un dettaglio ma non lo è: i lettori sono il nostro unico interlocutore. Non cerchiamo altri ritorni economici – quali inserzioni, omaggi, cambi merce, acquisti “a pacchetto” –, tanto meno dai soggetti cui dedichiamo le nostre indagini. È fondamentale comprendere questo fatto per capire che il fragile equilibrio micro-imprenditoriale che regge Possibilia è interamente nelle mani di chi acquista e legge i suoi libri ed ebook.
Perciò vi siamo riconoscenti.

Samuel Cogliati,
novembre 2017


Editoriali precedenti: 

• Leggi “La responsabilità della critica: quando un vino non è buono, bisogna dirlo?” (Samuel Cogliati, aprile 2017)

• Leggi “Il lavoro e la tenacia” (Samuel Cogliati, agosto 2016)

• Leggi “Il gusto insopprimibile del fuori strada” (Samuel Cogliati, maggio 2016)

• Leggi “L’entusiasmante peso dell’indipendenza” (Samuel Cogliati, marzo 2015)